- Pubblicazione il 16 Aprile 2026
Un altro passo avanti nella tutela della salute respiratoria di tutti: è infatti giunto al traguardo il Position Paper realizzato dalla task force intersocietaria “Effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali e dei cambiamenti climatici sulle malattie allergiche respiratorie nella popolazione adulta e infantile in Italia” che comprende, oltre alla capofila SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica), AIE (Associazione Italiana Epidemiologia), AIPO-ITS/ETS (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri), AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri), SIAMA (Società Italiana di Aerobiologia Medicina e Ambiente), SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), SIML (Società Italiana di. Medicina del Lavoro), SIP/IRS (Società Italiana di Pneumologia) e SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili).
A coordinare la task force e i lavori, Giovanni Viegi, Associato di ricerca con incarico di collaborazione senior all’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del CNR di Pisa. Per AIPO-ITS/ETS hanno partecipato alla stesura del documento Carlo Barbetta, già Responsabile del Gruppo di Studio Educazionale, Prevenzione ed Epidemiologia, e Francesco Menzella, attuale Responsabile del Gruppo di Studio BPCO, Asma e Malattie Allergiche.
Raffaele Scala, Presidente AIPO-ITS/ETS, commenta parlando di “importante iniziativa sia per l'elevato valore scientifico, sia per il grande impatto che il Position Paper potrà avere in termini di sensibilizzazione e visibilità di una problematica sempre più impattante sulla Salute Respiratoria dei nostri pazienti, e purtroppo ancora non adeguatamente percepita nei tavoli istituzionali ministeriali e regionali”. Grande soddisfazione per “aver realizzato, in un tempo ragionevole, un documento intersocietario che non ha precedenti nel panorama italiano” viene anche dal Presidente SIAAIC Vincenzo Patella e dal coordinatore della task force Giovanni Viegi.
I contenuti del lavoro
- “L’inquinamento atmosferico è da considerare il fattore di rischio ambientale più rilevante a livello planetario ed in Italia. Lo State of Global Air 2025, pubblicato dall’Health Effect Institute ha mostrato come nel 2023 l'inquinamento atmosferico abbia causato 7,9 milioni di decessi a livello globale, diventando il secondo fattore di rischio di mortalità, anche per i bambini sotto i cinque anni” si legge nel documento. Dove si esaminano le linee guida globali OMS del 2021, che in base a nuovi studi epidemiologici prescrivono valori molto più bassi di quelli previsti dalla Direttiva Europea del 2008, e la più recente Direttiva 2024/2881/UE, che fissa limiti più stringenti entro il 2030 per gli inquinanti atmosferici, introducendo anche novità riguardo al monitoraggio, al coordinamento e all'accesso alle informazioni sulla qualità dell’aria.
- “Le principali malattie associate all’inquinamento atmosferico sono quelle respiratorie, cardio-vascolari, cerebro-vascolari, neurodegenerative, il diabete, l’ipertensione arteriosa, la nascita prematura ed il basso peso alla nascita, come sostenuto dall’OMS e dalle società scientifiche European Respiratory Society (ERS) ed American Thoracic Society (ATS)” si legge ancora nel paper. Il documento prende quindi in esame le linee guida dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI), che per gli esiti correlati all'asma forniscono raccomandazioni su prevenzione, assistenza ai pazienti e mitigazione della patologia. Indagati i fattori di rischio ambientali per asma e BPCO, “ubiquitari e spesso sovrapposti”, il Position Paper passa quindi a esaminare la situazione italiana, dove “già a partire dagli anni Novanta, divenne chiaro che vivere in città era associato a più sintomi e malattie respiratorie rispetto a vivere in aree rurali, ma anche che l’esposizione ad inquinamento atmosferico era associata a un incremento di mortalità e ricoveri per cause respiratorie e per infezioni respiratorie delle vie aeree superiori e inferiori”. Esaminati il ruolo delle polveri sottili - particolato atmosferico con diametro ≤ 10 μm (PM10), e particolato atmosferico con diametro ≤ 2.5 μm (PM2,5) -, del biossido di azoto (NO2), e gli attacchi d’asma conseguenti ad esposizione all’ozono (O3) estivo, il documento affronta anche il tema dell’attivazione di stimoli infiammatori, stress ossidativo, meccanismi molecolari ed epigenetici ad opera dell’inquinamento atmosferico.
- “La rapidità dei cambiamenti climatici in atto sta provocando una crescita rapida del carico di malattia associato al caldo estremo e alle ondate di calore; l’occorrenza di questi eventi in alcune aree dell’Europa meridionale e centrale è raddoppiata negli ultimi vent’anni. I cambiamenti climatici accentuano gli eventi estremi (tra cui le ondate di calore) e i disastri naturali a ciò connessi (tra cui siccità, incendi boschivi, uragani, inondazioni, tempeste di sabbia e polveri desertiche) e stanno modificando la fenologia delle piante e la distribuzione geografica delle piante allergizzanti, con un impatto significativo sulla salute respiratoria e allergica, ponendo rischi maggiori per le popolazioni vulnerabili, come individui con patologie preesistenti, bambini, anziani e coloro che lavorano all’aperto” recita ancora il Position Paper. Ravvisando il fatto che “negli ultimi decenni le patologie allergiche respiratorie stanno aumentando in frequenza e gravità in Italia e nel mondo” con una tendenza legata “non solo alla maggiore produzione di pollini e alla prolungata durata delle stagioni polliniche dovuta ai cambiamenti climatici, ma anche alla sinergia negativa tra pollini ed inquinamento atmosferico”. Per questo il documento avanza un’avvertenza sul fronte del monitoraggio pollinico: “L’adozione di approcci integrati che combinino il monitoraggio tradizionale normato e i sistemi automatici emergenti appare particolarmente promettente, soprattutto in relazione alla necessità di fornire informazioni tempestive e di migliorare la capacità predittiva dei modelli di esposizione outdoor e indoor, integrati di tutte le informazioni su: aeroallergeni, air pollution, condizioni meteoclimatiche, etc.”.
- Il paper non omette di considerare il tema dell’inquinamento interno, in ambienti di studio o di lavoro: “Vi è inoltre una crescente preoccupazione sugli effetti sanitari dell’inquinamento indoor che finora è stato meno studiato di quello outdoor. Fra i principali inquinanti si annoverano le particelle corpuscolate, di cui una fonte importante è il fumo passivo, i combustibili usati per cucinare/riscaldarsi e i composti organici volatili – si legge - Studi epidemiologici analitici hanno evidenziato importanti associazioni fra tali esposizioni e sintomi/diagnosi respiratori e alterazione della funzione polmonare. Recentemente, sempre maggiore attenzione è stata rivolta all’esposizione in ambienti scolastici, dove i bambini passano molto del loro tempo, confermando che la qualità dell’aria indoor è inadeguata (alti livelli di CO2 e PM10 nelle classi e scarsa ventilazione) con effetti sulla sintomatologia generale e respiratoria, nonché sulla pervietà delle vie aeree superiori”.
Ancora: “Nonostante i miglioramenti degli ultimi trent’anni, l’ambiente di lavoro continua a giocare un ruolo molto rilevante nell’eziopatogenesi e sul decorso clinico delle allergopatie respiratorie, anche in Italia. In studi epidemiologici analitici è stato osservato un aumento del rischio di asma (sintomi e diagnosi) e di alterazioni funzionali respiratorie in soggetti professionalmente esposti a polveri, fumi e gas, nonché una maggiore prevalenza di soggetti con iperreattività bronchiale nei professionalmente esposti” si legge. - Infine, un tema fondamentale: la prevenzione. Nel Position Paper “vengono riportati domande anamnestiche, consigli pratici ed azioni utili nell’ottica della prevenzione dei rischi da esposizione a inquinamento atmosferico esterno, interno, occupazionale e dei cambiamenti climatici” recita il testo. Che suggerisce anche un utilizzo del fascicolo sanitario elettronico per esplorare le relazioni ambiente-salute a livello individuale.
In allegato, il testo del Policy Paper intersocietario
Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa AIPO-ITS/ETS


