- Pubblicazione il 26 Gennaio 2026
Cambiamenti climatici e condizioni di vita legate all’urbanizzazione possono aumentare l'incidenza delle infezioni da NTM (Nontubercolous Mycobacterial). E come avviene altrove, anche in Italia chi vive in climi più caldi, meno ventilati, con precipitazioni ridotte e un grado di urbanizzazione più elevato è a maggior rischio di questo tipo di infezioni. A sostenerlo è uno studio caso-controllo pubblicato su ERJ Open Research, una delle riviste dell’ERS (European Respiratiory Society). Il titolo del lavoro, che è stato realizzato grazie al supporto dell’Osservatorio Italiano delle Micobatteriosi Polmonari Non-Tubercolari (IRENE), della School of Medicine and Surgery dell’Università Milano-Bicocca e di Ideam srl (azienda attiva in ambito meteorologico e di intelligenza artificiale), è “How do climate conditions and urbanisation impact nontuberculous mycobacterial infections? An Italian nationwide case-control study”.
I micobatteri non tubercolari
In che modo le condizioni climatiche e l'urbanizzazione influiscono sulle infezioni da micobatteri non tubercolari? Questa, dunque, la domanda fondamentale dello studio, condotto su scala nazionale in Italia. “I micobatteri non tubercolari (NTM) sono agenti patogeni opportunistici presenti principalmente nel suolo e nell'acqua – si legge nell’abstract del lavoro - Studi precedenti hanno collegato una maggiore densità di popolazione e climi tropicali/subtropicali con un aumento delle malattie polmonari da NTM (NTM-PD). Tuttavia, gli effetti dei parametri meteorologici e della densità di popolazione sull'incidenza di NTM nei Paesi europei rimangono poco chiari. Questo studio mirava a valutare se le condizioni climatiche (temperatura, umidità, ventosità, precipitazioni) e l'urbanizzazione influenzano l'insorgenza di NTM-PD”.
Gli autori precisano inoltre che “Gli NTM possono causare malattie polmonari nell'uomo che non si trasmettono da persona a persona, ma si acquisiscono dall'ambiente, principalmente per inalazione. Le principali fonti di infezione sono il suolo, le acque naturali e i sistemi di distribuzione dell'acqua potabile”.
Lo studio
Detto questo, il lavoro ha valutato le condizioni meteorologiche (nei 12 mesi precedenti al primo isolamento di NTM) e l’urbanizzazione nei Comuni di residenza di 1.061 adulti con NTM-PD in cura presso 69 centri di pneumologia e malattie infettive sul territorio italiano – età media 63 anni e al 67% donne - nel periodo 2017-2023, confrontandoli con un campione casuale di 10.000 italiani adulti.
Ebbene, “Le aree più densamente popolate presentavano un rischio maggiore di NTM-PD. Anche le condizioni climatiche sembrano avere un peso, infatti i climi più caldi sono risultati associati a un rischio più elevato di infezione da NTM, al contrario dei climi più ventilati e con precipitazioni più elevate che presentavano un rischio minore di infezione da NTM” osserva lo studio. Concludendo che “I cambiamenti climatici, in particolare il riscaldamento globale e l’urbanizzazione, possono aumentare le infezioni da NTM nelle regioni con clima mediterraneo e continentale”.
Oltre a ciò, gli autori osservano che “La maggior parte dei pazienti, 55%, viveva in aree densamente popolate, 35% in aree con densità di popolazione intermedia e 10% in aree rurali…con la maggior parte dei casi concentrati intorno alle principali aree urbane”. Ma c’è dell’altro: “I tassi di incidenza erano più elevati nelle zone settentrionali e centrali del Paese rispetto alle regioni meridionali. I tassi più elevati sono stati registrati in Emilia-Romagna e Lombardia (entrambe nel Nord Italia) e in Toscana (Italia centrale)”.
In sostanza, affermano gli autori, “i soggetti residenti in aree semiurbane e rurali presentavano un rischio di infezione inferiore rispetto a quelli che vivono in regioni urbane”.
“Per quanto ne sappiamo – precisano poco dopo - questo studio è il primo a valutare l'impatto di tutti e quattro i parametri meteorologici chiave – temperatura, precipitazioni, velocità del vento e umidità relativa – sull'infezione polmonare da NTM su scala nazionale in un paese europeo”.
E le conseguenze sulla real life sono chiare: “In conclusione, in Italia, un Paese con un clima prevalentemente mediterraneo e continentale, i cambiamenti climatici, in particolare il riscaldamento globale, la riduzione delle precipitazioni e la crescente urbanizzazione potrebbero esacerbare l’aumento dell'incidenza della NTM-PD nel prossimo futuro”.
Questo studio fa da apripista a studi futuri che valuteranno, sempre sul territorio italiano, l’impatto dell’esposizione ai principali inquinanti ambientali e l’impatto di possibili fonti di contagio ambientale indoor e outdoor sullo sviluppo di NTM-PD.
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Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa AIPO-ITS/ETS


