Sintomi
In molti pazienti i primi sintomi sono costituiti da tosse persistente e catarro (espettorato). Il sintomo più significativo è la progressiva mancanza di respiro (dispnea), dovuta all’ostruzione delle vie aeree, che impedisce all’aria di circolare normalmente nei polmoni. Spesso le persone, e in particolare i fumatori o ex-fumatori, sottovalutano tali sintomi e questa è una delle principali ragioni che ritarda la diagnosi di BPCO con gravi conseguenze. Il catarro che assume un colore giallastro o verdastro è segno di una infezione batterica sopravvenuta. L’affanno dopo sforzo è segno di aggravamento della malattia. Quando la malattia è avanzata compare affanno anche a riposo. Il malato non può stare disteso a letto ma preferisce la posizione seduta. In tale evenienza spesso compare l’insufficienza respiratoria [vedi box].
Il mal di testa, talvolta a carattere pulsante alla nuca o alla fronte, la sonnolenza durante il giorno (specie dopo i pasti) e l’insonnia nel corso della notte, la perdita di interesse per le cose e la propria persona, l’irritabilità sono tutte spie di peggioramento della malattia. Inoltre può comparire il gonfiore ai piedi ed il paziente può avvertire fastidiosi “colpi a vuoto del cuore”, rappresentati da extrasistoli, tutti segni di affaticamento del cuore (cuore polmonare cronico). Le arteriole polmonari in un paziente ipossiemico (con poco ossigeno nel sangue) tendono a restringersi e perciò il cuore fa più fatica a pompare il sangue; il muscolo cardiaco si ingrossa (ipertrofia), poi la sua azione di pompa può diventare insufficiente (insufficienza cardiaca destra). L’abbassamento di ossigeno nel sangue avviene in alcuni pazienti durante il sonno, anche se non ne hanno coscienza.
Respiroe insufficienza respiratoria
Attraverso la respirazione che avviene nei polmoni l’ossigeno, di cui è ricca l’aria, entra nel sangue, mentre dal sangue che circola nei polmoni viene espulsa all’esterno l’anidride carbonica. Una adeguata concentrazione di ossigeno nel sangue è indispensabile per far funzionare l’organismo. I tessuti che per primi cominciano a soffrire di un abbassamento di ossigeno nel sangue sono quello nervoso, quello cardiaco e quello renale. Quando l’ossigeno contenuto nel sangue si abbassa si parla di "insufficienza respiratoria".
Talvolta associata ad una riduzione di ossigeno si può avere anche un aumento dell’anidride carbonica. In questo caso si parla di insufficienza respiratoria globale.
L’insufficienza respiratoria è caratterizzata da una riduzione della quota di ossigeno che arriva alle cellule, che non riescono più a svolgere il loro normale lavoro (metabolismo). Anche i muscoli respiratori possono poi "stancarsi"; tale esaurimento determina riduzione della ventilazione polmonare (ipoventilazione) e conseguente aumento dell’anidride carbonica che non viene più eliminata (ipercapnia).
Normalmente l’aria che noi respiriamo è costituita da una miscela di gas nella quale la concentrazione di ossigeno è 21%. La pressione di ossigeno del sangue arterioso è superiore ad 80 mmHg (tende però a ridursi in età avanzata) e la saturazione dell’emoglobina è superiore al 94%. Per misurare il contenuto di ossigeno (O2) del sangue arterioso è necessario prelevare del sangue (emogasanalisi) oppure si può indirettamente misurare la saturazione emoglobinica con un saturimetro. L’aria può essere artificialmente arricchita di O2 (ossigenoterapia).